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curva di MooreCome avrete capito dal post precedente sto leggendo il famoso libro di Seth Godin “La mucca viola”.

E’ molto interessante l’analisi che fa sul ciclo di vita di un prodotto sul mercato.

Seth ha suddiviso i consumatori in quattro fasce ben precise: gli innovatori, gli adottatori precoci, la maggioranza precoce e tardiva ed infine  i ritardatari.

Ognuna di queste fasce di consumatori ha un preciso ruolo nel ciclo di vita di un prodotto.

Gli innovatori sono quelli che per primi acquistano un prodotto forse per il semplice gusto di possederlo e di fare tendenza.

Subito dopo iniziano ad acquistare lo stesso prodotto gli adottatori precoci cioè una fascia di popolazione che effettivamente trae un vantaggio dall’uso del prodotto o del servizio ottenendo una posizione prioritaria rispetto al resto della popolazione.

A ruota segue la fascia di popolazione più consistente che è la maggioranza precoce e tardiva che acquista più per inerzia e sulla scia del successo del prodotto.

Infine vi sono i ritardatari che subentrano quando ormai il ciclo di vita del prodotto volge al termine anche perchè probabilmente è già surclassato da qualche nuovo prodotto con caratteristiche migliori e più potenti (in effetti questa fotografia si adatta benissimo ai prodotti tecnologici).

Non vi ho descritto queste cose per fare pubblicità al libro (non ne ha bisogno oramai è già famosissimo) ma piuttosto per fare un parallelo con l’uso dei blog aziendali e dei siti web aziendali in Italia e lanciare uno spunto per analisi e approfondimenti.

Ormai è accertato che per quanto riguarda la situazione sulla diffusione dei siti web aziendali possiamo dire che stanno approdando le aziende che potremmo catalogare come “ritardatarie”, mentre non sono in grado di quantificare la situazione al riguardo dei blog aziendali.

Io azzarderei che potremmo essere al punto in cui stanno per entrare in campo gli adottatori precoci ovvero quelle aziende che potrebbero effettivamente ottenere dei vantaggi competitivi con l’utilizzo di questo media.

Mi sbaglio o pensate che siamo ancora nella fascia degli innovatori?

 

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Oggi sarò in controtendenza con l’opinione generale che si sta diffondendo (anzi si è diffusa) sull’uso dei blog aziendali.

Come per tutte le mode tecnologiche importate da oltre oceano anche per i blog aziendali si cerca di riprodurre gli schemi ed i successi che stanno avvenendo in quei paesi  nella nostra beneamata penisola sostenendo in modo eccessivo la capacità dei blog aziendali di avvicinare e migliorare i rapporti tra azienda e clienti/utenti finali.

La mia sensazione, contrariamente all’opinione diffusa, è che in Italia i corporate blog non potranno raggiungere lo stesso successo ottenuto nel mondo anglossassone per due principali motivi:

  • la dimensione delle nostre aziende
  • l’arretratezza nell’informatizzazione delle nostre aziende

Come è risaputo l’Italia è la patria delle piccole medie imprese dove spesso il padre padrone dell’azienda occupa le più svariate mansioni seguendo direttamente gli acquisti, le vendite e spesso è in linea o in laboratorio a dar man forte alla produzione.

Le aziende a causa delle loro “piccole dimensioni” non hanno un organigramma  con persone con ruoli ben specifici e spesso (purtroppo molto spesso) l’unico PC è quello destinato alla contabilità.

La nostra subcultura informatica ha con fatica apprezzato i benefici delle email (conosco aziende che scaricano le proprie email con frequenze vergognose).

Non oso pensare ai siti web (quanti siti web sono talmente obsoleti che intravedo le ragnatele attraverso lo schermo?).

Pensare che il blog aziendale possa assumere in breve tempo un ruolo di rilievo tra i canali di comunicazione di una impresa italiana non dico che sia un’utopia ma non sarà certo facile.
E’ compito degli operatori del settore colmare questi gap che abbiamo accumulato in questi anni e lo sforzo non è dei più semplici in un periodo di recessione, anche se è vero che proprio in questi momenti nascono gli spunti necessari per trovare nuove opportunità.

Non voglio essere scambiato per pessimista ma cerco di vedere la realtà sociale economica del nostro paese levandomi il cappello dell’informatico preda ai facili entusiasmi tecnologici.

dicembre: 2017
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