You are currently browsing the monthly archive for giugno 2012.

Ecco un estratto dall’articolo dal titolo “Capitale umano, chi ci crede davvero?” della rivista “L’impresa” n.5 di maggio:

“….siamo arrivati al punto che se un’azienda deve diminuire il costo del lavoro che sopporta, non ha scelte deve delocalizzare. Anche perchè la parte di salario che è possibile defiscalizzare (dai ticket sostitutivi della mensa ai buoni spesa per il supermercato, tutto quello che va sotto il nome di welfare aziendale) è così modesta che praticamente serve a niente. Il che sembra chiudere, ancora prima di aprirlo, il ragionamento circa i bassi salari che i lavoratori italiani portano a casa a fine mese, perdenti rispetto ai cugini europei e inadeguati al costo della vita. Fattore che contribuisce non poco alla stagnazione dei consumi, in una spirale recessiva che non fa bene a nessuno,  nè ai singoli nè al paese nel suo insieme.
Ai tempi felici dell’IT,  le aziende avevano risolto il problema di garantire ai propri collaboratori stipendi netti degni di questo nome, senza con ciò aumentare a dismisura il lordo, grazie ad un abbondante ricorso alle partita IVA, molte delle quali nascondevano situazioni di lavoro dipendente bello e buono.
Il giochino è continuato anche dopo la fine della fase d’oro. con la differenza che l’obiettivo non era più mettere nelle tasche dei collaboratori qualche euro in più, anzi i compensi si abbassavano, ma semplicemente le aziende puntavano a risparmiare sui contributi.
Ora però le partita IVA non sono più tanto vantaggiose da quel punto di vista, il disegno di legge Fornero prevede un incremento annuo di un punto percentuale di qui al 2018 portando dall’attuale 27% al 33% (lo stesso del lavoro dipendente) i contributi per i soggetti che versano nella Gestione separata dell’INPS, tra cui appunto tutti professionisti a partita IVA che non appartengono a nessun Ordine professionale.
E soprattuttto, la riforma dà alle aziende un anno di tempo, per regolarizzare le situazioni farlocche, trasformandole in collaborazioni coordinate e continuative.
Con l’esclusione, è una delle tante modifiche che potrebbero essere apportate al disegno di legge, delle partita IVA ad alta qualificazione.
Così torniamo al punto di inizio; chi va a dire all’imprenditore friulano o veneto che deve rimanere in Italia, anzichè trasferire baracca e burattini in Croazia?”

Io aggiungerei “Chi va a dire all’imprenditore italiano dell’IT di non usufruire in remoto dell’attività di personale altamente skillato proveniente da paesi emergenti?

giugno: 2012
L M M G V S D
« Gen   Mag »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930