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curva di MooreCome avrete capito dal post precedente sto leggendo il famoso libro di Seth Godin “La mucca viola”.

E’ molto interessante l’analisi che fa sul ciclo di vita di un prodotto sul mercato.

Seth ha suddiviso i consumatori in quattro fasce ben precise: gli innovatori, gli adottatori precoci, la maggioranza precoce e tardiva ed infine  i ritardatari.

Ognuna di queste fasce di consumatori ha un preciso ruolo nel ciclo di vita di un prodotto.

Gli innovatori sono quelli che per primi acquistano un prodotto forse per il semplice gusto di possederlo e di fare tendenza.

Subito dopo iniziano ad acquistare lo stesso prodotto gli adottatori precoci cioè una fascia di popolazione che effettivamente trae un vantaggio dall’uso del prodotto o del servizio ottenendo una posizione prioritaria rispetto al resto della popolazione.

A ruota segue la fascia di popolazione più consistente che è la maggioranza precoce e tardiva che acquista più per inerzia e sulla scia del successo del prodotto.

Infine vi sono i ritardatari che subentrano quando ormai il ciclo di vita del prodotto volge al termine anche perchè probabilmente è già surclassato da qualche nuovo prodotto con caratteristiche migliori e più potenti (in effetti questa fotografia si adatta benissimo ai prodotti tecnologici).

Non vi ho descritto queste cose per fare pubblicità al libro (non ne ha bisogno oramai è già famosissimo) ma piuttosto per fare un parallelo con l’uso dei blog aziendali e dei siti web aziendali in Italia e lanciare uno spunto per analisi e approfondimenti.

Ormai è accertato che per quanto riguarda la situazione sulla diffusione dei siti web aziendali possiamo dire che stanno approdando le aziende che potremmo catalogare come “ritardatarie”, mentre non sono in grado di quantificare la situazione al riguardo dei blog aziendali.

Io azzarderei che potremmo essere al punto in cui stanno per entrare in campo gli adottatori precoci ovvero quelle aziende che potrebbero effettivamente ottenere dei vantaggi competitivi con l’utilizzo di questo media.

Mi sbaglio o pensate che siamo ancora nella fascia degli innovatori?

 

“I blogger costituiscono un segmento di consumatori incredibilmente influente. Sono persone che hanno un esteso network di relazioni, capaci di far circolare rapidamente le informazioni sui prodotti che amano. E che odiano”  David Sifry – Amministratore delegato di Technorati

Cercando informazioni nei blog del settore automobilistico sono finito in questo post http://quanteruote.libero.it/index.php/2008/04/23/pessima_pubblicita_per_il_citroen_jumper .

Quello che mi è balzato in mente è il parallelo tra i due canali di comunicazione (il blog e la pubblicità su autoveicoli): entrambi in grado di diffondere in tempi rapidi una informazione negativa.

Ma c’è un’altro aspetto che mi piace sottolineare: mentre nei blog è abbastanza facile incontrare una pubblicità negativa  su prodotti e servizi, quanta ne avete mai incontrata per strada sugli autoveicoli?

Il nostro Seth Godin parlerebbe di “mucca viola” ?

L’altro giorno io ed un collega confrontavamo le nostre modalità di operare per ottimizzare i siti web dei nostri clienti.
Io spingevo ovviamente per la causa di rendere il sito una vera fonte e miniera di informazioni per l’argomento oggetto del sito stesso.
Pur dandomi ragione mi ha obiettato che il vero ostacolo sono gli uffici marketing delle società clienti che vogliono avere il pieno controllo dei testi presenti nei siti web spesso vanificando il lavoro di ottimizzazione.
Premetto che non mi è mai successo un caso del genere: mi sembra strano che gente che mastica marketing non sia in grado di capire le esigenze del web.
Voi avete esperienze simili?

L’altro giorno parlando al telefono con un mio cliente mi stavo meravigliando dell’ottima risposta che stiamo ottenendo, in termini di ordini, su una campagna Adwords di Google su alcune parole chiave inerenti un prodotto ben specifico.

Il mio cliente crede molto in questo prodotto e non è sorpreso dei risultati.

Purtroppo sto faticando a salire nelle SERP con quelle parole chiave (anche se abbiamo fatto enormi passi avanti) ed il mio cliente mi ha chiesto “ma non possiamo limitarci a proporre il prodotto solo con Adwords?”.

“Ma tu quando cerchi qualcosa fai click sui link sponsorizzati?”

“No”

“e perchè?”

“perchè so a priori che si tratta di pubblicità”

“Ecco pechè è importante essere ben posizionati nei risultati organici di un motore di ricerca!”

Oggi leggendo il blog di Andrea Cappello ho trovato questo articolo a conferma della tesi sopra esposta: http://www.searchadvertising.it/marketingblog/2008/04/17/seo-mai-soldi-furono-spesi-meglio/

Voi cosa avreste detto al mio posto?

Normalmente dopo aver individuato le parole chiave idonee ed associabili all’attività del cliente inizio a creare un sito ricco di contenuti e “amichevole” ai motori di ricerca.

Dopo un periodo più o meno lungo passo a monitorare il posizionamento all’interno dei vari motori di ricerca per le chiavi e le frasi scelte.

In genere se le parole scelte non hanno una grande concorrenza in poco tempo si  ottiene un buon posizionamento su tutti i principali motori e si inizia a monitorare gli accessi e le statistiche.

Non so quello che capita a voi ma l’80-90% del traffico generato dai motori di ricerca proviene da Google . Allora mi chiedo: ma perchè bisogna perdere ancora tempo a lavorare sugli altri motori?

Infatti io ormai in genere quando propongo ai clienti un lavoro di posizionamento di un sito web (o di riposizionamento) parlo solamente di Google.

Voi cosa ne pensate?

 

Mi collego al post Quanto guadagna un SEO in Italia? apparso su TagliaBlog qualche giorno fa per porre una domanda.
La dinamica illustrata nel post, semplice e lineare, evidenzia il passaggio da SEO junior alle dipendenze di agenzie web marketing a SEO freelance.
In effetti l’obiettivo, che la stragrande maggioranza di noi ha, è quello di ritagliarsi una fetta di
libertà lavorativa, dimostrare il proprio valore confrontandosi direttamente con il mercato ed anche giustamente evolversi finanziariamente.
Se i numeri sono quelli illustrati nell’articolo diventare freelance, assumendosi anche oneri non
indifferenti, è un gioco che non vale la candela.
Inoltre a quei dati bisogna aggiungere un punto molto importante che sfugge a tutti: abbiamo un socio che spesso ci scordiamo ma che è sempre presente e si chiama Stato.
Vi ricordate che abbiamo degli studi di settore con cui confrontarsi ogni anno?
Da calcoli fatti, ormai due anni fa, risultava che ad esempio per il mio settore (consulente software) per rientrare nello studio di settore era necessario fatturare almeno 170-180 Euro + IVA giornalieri tutto l’anno.
Potete capire che questo è altamente improbabile in un settore dove le tariffe giornaliere erano più alte nel 2001-2002, sono scese negli ultimi anni e purtroppo scendono ancora.

Chi stabilisce il prezzo di mercato: l’offerta e la domanda opure lo Stato?

 

Capire come si evolve la consapevolezza del consumatore è uno dei compiti degli operatori di mercato.
In periodi di crisi dei prezzi il consumatore diventa sempre più esigente: la ricerca di canali alternativi diventa prioritario.
Bypassare la “catena” della filiera diventa per i consumatori un obiettivo principale.
Per le aziende produttrici il web ed i blog possono essere una opportunità di avanguardia se riescono a coinvolgere il consumatore consapevole:
come posso migliorare il prodotto, come posso migliorare la sua distribuzione, come posso far capire
ed apprezzare al mercato il prezzo/qualità del mio prodotto.

Facilitare l’avvio di un dialogo tra produttori e consumatori finali, creare nuovi canali di vendita prioritari sono alcuni compiti del “facilitatore tecnologico”.

Questo nome, anche se molto elementare, ben illustra le caratteristiche che deve avere questo uomo marketing: deve sapere muoversi nella rete, deve poter unire, collegare uomini, associazioni, esigenze diverse.

Mi ricorda molto un ruolo, a me molto caro, che avevo ricoperto in altri ambiti che con il web nulla avevano da spartire: l’ingegnere di prodotto.
Era una figura che doveva sapersi districare tra le diverse esigenze all’interno di una realtà aziendale produttiva: la produzione, il marketing, la qualità, la ricerca e sviluppo, la progettazione.
Il suo scopo fondamentale era quello di riuscire ad interpretare le varie esigenze e fornire al mercato il giusto prodotto.
Un mestiere difficile ma molto interessante con affinità con quello del “facilitatore tecnologico”: una figura, non necessariamente alle dipendenze dell’azienda, con un orecchio teso verso il mercato ed i consumatori ed un’altro verso le esigenze delle aziende.
Voi direte: ma questo è il marketing!
Sì è marketing ma un marketing che guarda oltre!

Avevo parlato in precedenza di reputazione in rete e nuove figure professionali.
Il primo pensiero che mi passa per la mente, parlando di reputazione, è il famoso punteggio di eBay che ci fornisce l’affidabilità del nostro interlocutore.
In molte altre situazioni in internet ci piacerebbe avere un’idea rassicurante delle persone che si celano dietro email, userID, avatar… il netclipper ha proprio il compito di navigare alla ricerca di informazioni e reputazioni su aziende e persone.
La proliferazione di fonti di informazioni disponibili in diverse modalità (testuali, video) rendono sempre più difficile la ricerca in rete. Quindi se fino a ieri bastava utilizzare un motore di ricerca per reperire le informazioni ora con l’avvento della logica web 2.0 il discorso si complica.
Come opero?
Innanzitutto i motori di ricerca pur non fornendo più risultati soddisfacenti sono ancora una tappa obbligata: quindi monitoriamo la presenza in rete di un’azienda, di un nome e cognome (ed anche cognome e nome), di una email estendendo la ricerca a newsgroup, testate giornalistiche (as esempio http://news.google.it/).
Un buon servizio da utilizzare ad esempio è Google Alert che ci permette di ricevere email su un determinato specifico argomento ogni volta che ci sono novità tra le news, sul web o tra i gruppi di discussione.
Ma ovviamente questo non basta: dobbiamo monitorare la blogosfera e quindi usiamo quindi Technorati, Netvibes, Google BlogSearch, feedster, Icerocket, Bloglines, Rollyo.
Queste operazioni di monitoraggio sono faticose ed è per questo motivo che i netclipper di professione normalmente dispongono di software proprietari che sono in grado di  scandagliare la rete alla ricerca di queste informazioni.
Adesso che ci penso non sarebbe male creare un webbot in php con cui fare queste cose… potrei buttare giù un progettino.
Per chi vuole saperne di più l’istituzione in Italia è Extrapola.

I vari acciacchi che mi affliggono (mal di schiena, spalle e cervicale) sono oggetto di scherzi e sfottò  da parte degli amici ma a leggere questo interessante articolo (http://www.izzyweb.it/wp/tecnologia/la-dipendenza-da-internet-iad-internet-addiction-disorder/) possiamo intravedere qualche sindrome di dipendenza dalla rete? o forse da lavoro?

In fondo nel mio caso si può parlare di entrambe le cose (cioè mentre sembra che stia cazzeggiando in realtà sto acquisendo nozioni importanti per il lavoro… 🙂 )

Ultimamente sto lavorando con un nuovo collega che combinazione si è licenziato  qualche mese fa da una importante azienda IT Torinese, azienda in cui l’anno scorso avevo sostenuto un colloquio.
Parlando con lui ho scoperto che aveva abbandonato il progetto su cui casualmente avrei dovuto lavorare nel caso in cui avessi accettato quel nuovo lavoro.
La descrizione di quel progetto e di quella azienda non è stata da parte sua delle più felici ed a posteriori sono contento di non aver accettato quel contratto.
Tutto questo preambolo per parlare della reputazione di una azienda.
Io normalmente cerco sempre di informarmi sulle aziende prima di avere dei contatti con loro.
Oltre ai canali tradizionali (amici, colleghi..) nel tempo ho aggiunto semplici ricerche in internet, nei forum, nei newsgroup fino a giungere ai blogs.
Le informazioni che si ricavano possono essere interessanti ma cerco sempre di leggere tra le righe e non trarre conclusioni affrettate questo perchè nei blog, nei forum si trovano opinioni e punti di vista passionali molte volte esasperati.

Analogamente eseguo il processo inverso per me e per i miei clienti alla ricerca di eventuali posizioni aperte presenti nel web in cui si parli delle nostre aziende.

Tutto questo mi fornisce l’opportunità di riflettere su come la rete cambia e se in qualche caso in futuro potrebbero sparire alcune figure professionali ( Giorgio Tave in questo post propone alcuni scenari http://seoblog.giorgiotave.it/index.php/seoci-sara-una-fine/) potrebbero nascere nuove professioni tipo quella descritta precedentemente.

Questo sarà argomento di prossima discussione.

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