Per alcuni miei clienti nasce l’esigenza di sostituire contenitori per prodotti  alimentari in materiale plastico con contenitori fatti di materiale biodegradabile al 100%.

Con grandissima nostra sorpresa navigando in internet abbiamo trovato una sola proposta valida ( www.quibio.it ).

Parlare di ecologia è facile ….. ma passare ai fatti come è difficile.

Se qualcuno ha proposte da fare io sono qui ad attenderle.

Quando si parla di web marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e tutte le attività da seguire durante lo sviluppo di un sito web siamo sempre alla ricerca di nuovi mercati e nuovi canali di vendita.

In realtà spesso dimentichiamo che le aziende sul web non sono solamente visibili (o invisibili) ai clienti (potenziali e non) ma  anche ai fornitori.

Poter reperire nuovi fornitori facendoci trovare e non cercando è un indubbio vantaggio in termini di tempo e di conseguenza di riduzione dei costi.

Se poi aggiungiamo anche  la possibilità di ridurre i costi delle materie prime ecco che i vantaggi si incrementano.

Ricordiamoci sempre:  si possono fare buone vendite solo se abbiamo acquistato le materie prime al prezzo più conveniente, alla giusta qualità ed al momento giusto.

Presenziare con il nostro sito web nelle prime posizioni di un motore di ricerca per la parola/frase chiave attinente la nostra attività assume anche un valore di competenza nel settore soprattutto per i nostri fornitori.

Quindi cerchiamo di sforzarcidi studiare le giuste parole chiave immaginando l’attività di ricerca dei nostri clienti ma anche di quella dei fornitori.

Ricordiamo inoltre che i nostri fornitori sono spinti dal desiderio di instaurare rapporti commerciali con la nostra azienda: lasciamo aperti i canali di comunicazione,  non roviniamo la reputazione acquisita in rete non rispondendo alle richieste pervenuteci.

Soprattutto se si lavora in settori di nicchia si possono avere piacevoli sorprese e fare buoni affari direttamente con piccoli produttori bypassando  intermediari e quindi riducendo la lunghezza della filiera produttiva.

Le vie della rete sono infinite.

 

Sono un po’ di giorni che durante la pausa pranzo approfittando delle belle giornate mi concedo una buona lettura su una panchina in piazza Carlo Alberto in Torino.

Chi conosce Torino e la sua storia e la mia passione per la mia città potrà capire la sensazione che io provo guardando i palazzi che circondano la piazza.

In realtà non mi sembra che a molte persone, che condividono quell’ora di pausa, la cosa interessi più di tanto anzi la cosa più importante mi sembra sia giustamente quella di pranzare.

Le persone si organizzano con piccole scodelline di insalata o tranci di pizza da mangiare sulle panchine oppure pranzando nei due bar ristoranti presenti nella piazza (uno è il seguente http://www.dualrestaurant.com/default.asp)

Comunque sensazioni o no l’oretta trascorre piacevole tra la musica di un quasi improvvisato trio sax, chitarra e tamburelli che gira tra i vari locali del centro ed il sole di primavera con il suo tepore.

Penso che comunque la pausa potrebbe essere più piacevole se le panchine fossero più comode (almeno uno schienale) e se ci fosse un minimo di organizzazione tra i vari locali nel proporre gruppi musicali diversi ogni giorno.

Potrebbe essere un buona iniziativa che invoglierebbe più gente a presenziare nella piazza per la gioia degli esercenti stessi.

Perchè non ci si immedesima mai nei panni della gente e non si cerca di carpire oltre i bisogni anche i desideri?

Ho un fratello che canta in un brazilian pop jazz quintet e puntualmente suonano in locali chiusi in spazi angusti dove l’acustica spesso è pessima ad orari sempre assurdi (sempre più in là nella notte).

Ho altri amici che suonano in altri gruppi e la storia si ripete.

Vedere due locali in una piazza prestigiosa non sfruttare queste possibilità mi fa venire l’orticaria. Perchè non spostiamo la musica nelle piazze , perchè non la rendiamo accessibile alla gente?

I locali hanno forse paura che possa usufruire della musica anche la gente che non consuma l’ordinazione? E’ un problema di costi?

 

Proseguo nella lettura dei libri di Seth Godin.

Dopo aver letto il libro della “Mucca viola” sono passato alla lettura de “I piccoli saranno i primi”.

Mi piace l’entusiasmo con cui espone le sue idee e gli argomenti ma contrariamente alle aspettative riscontro molte incongruenze e contraddizioni e questo alimenta i miei dubbi.

Ma ci sono aspetti curiosi che vorrei evidenziare.

Noi normalmente poniamo la democrazia statunitense ad esempio e modello in molte cose: ad esempio  invidiamo il loro modo di fare giornalismo obiettivo al di sopra delle parti.

Seth nei suoi libri fornisce una visione corrotta e screditata del giornalismo che sembra una fotocopia della situazione italiana.

Ma quello che mi sorprende di più è il modello industrale che propone: “piccolo è meglio”. Ovvero propone un modello composto da piccole aziende reattive dove le decisioni vengono prese in modo rapido da gente che conosce direttamente i problemi.

Noi viceversa in Italia pensiamo diametralmente in modo opposto che le nostre piccole medie aziende non possono competere a causa della loro piccola dimensione….

Sono perplesso.?!

ho perso LeoStamattina il mio collega è arrivato in ufficio esclamando: “ah ma ci sei! pensavo che fossi scomparso!”

Come potrete ben capire la cosa mi ha sorpreso un po’ ma poi tutto si è normalizzato guardando questa locandina.

Ho visitato il sito hopersoleo.wordpress.com e francamente non sono riuscito a capire se siamo in presenza di una bufala oppure di una cosa seria ma trovo che comunque sia una genialata.

Nel caso in cui sia una operazione marketing non riesco a capire lo scopo finale e mi aspetto che possa esserci un effetto sorpresa nei prossimi giorni.

Sarebbe bello comunque poter conoscere come si è diffuso geograficamente il manifesto e quale sia il numero di accessi al sito… insomma conoscere un po’ le statistiche di questo esperimento.

Mi sto interessando al progetto open source ZEN CART e penso che inizierò a testarlo nei prossimi giorni (se qualcuno ha per caso qualche consiglio da darmi…) . Mentre navigavo cercando informazioni per caso sono finito in questa discussione http://www.aicel.it/forum/showthread.php?t=23923 su questo forum di cui non ero a conoscenza.

Inizialmente ho letto con superficialità il thread ma poi ho visto tra i nomi degli interlocutori il nome del mitico FraDeFra ed ho letto con maggiore interesse.

Ecco il tipico caso di difesa della propria reputazione on line: intervenire il più in fretta possibile per difendere una posizione,  per evitare incomprensioni,  per evitare che degeneri il discorso ma comunque per far vedere che si è presenti on line.

Se ci sei batti un colpo! Come hai fatto a sapere che stavano parlando del tuo progetto toomaki.com ?

curva di MooreCome avrete capito dal post precedente sto leggendo il famoso libro di Seth Godin “La mucca viola”.

E’ molto interessante l’analisi che fa sul ciclo di vita di un prodotto sul mercato.

Seth ha suddiviso i consumatori in quattro fasce ben precise: gli innovatori, gli adottatori precoci, la maggioranza precoce e tardiva ed infine  i ritardatari.

Ognuna di queste fasce di consumatori ha un preciso ruolo nel ciclo di vita di un prodotto.

Gli innovatori sono quelli che per primi acquistano un prodotto forse per il semplice gusto di possederlo e di fare tendenza.

Subito dopo iniziano ad acquistare lo stesso prodotto gli adottatori precoci cioè una fascia di popolazione che effettivamente trae un vantaggio dall’uso del prodotto o del servizio ottenendo una posizione prioritaria rispetto al resto della popolazione.

A ruota segue la fascia di popolazione più consistente che è la maggioranza precoce e tardiva che acquista più per inerzia e sulla scia del successo del prodotto.

Infine vi sono i ritardatari che subentrano quando ormai il ciclo di vita del prodotto volge al termine anche perchè probabilmente è già surclassato da qualche nuovo prodotto con caratteristiche migliori e più potenti (in effetti questa fotografia si adatta benissimo ai prodotti tecnologici).

Non vi ho descritto queste cose per fare pubblicità al libro (non ne ha bisogno oramai è già famosissimo) ma piuttosto per fare un parallelo con l’uso dei blog aziendali e dei siti web aziendali in Italia e lanciare uno spunto per analisi e approfondimenti.

Ormai è accertato che per quanto riguarda la situazione sulla diffusione dei siti web aziendali possiamo dire che stanno approdando le aziende che potremmo catalogare come “ritardatarie”, mentre non sono in grado di quantificare la situazione al riguardo dei blog aziendali.

Io azzarderei che potremmo essere al punto in cui stanno per entrare in campo gli adottatori precoci ovvero quelle aziende che potrebbero effettivamente ottenere dei vantaggi competitivi con l’utilizzo di questo media.

Mi sbaglio o pensate che siamo ancora nella fascia degli innovatori?

 

“I blogger costituiscono un segmento di consumatori incredibilmente influente. Sono persone che hanno un esteso network di relazioni, capaci di far circolare rapidamente le informazioni sui prodotti che amano. E che odiano”  David Sifry - Amministratore delegato di Technorati

Cercando informazioni nei blog del settore automobilistico sono finito in questo post http://quanteruote.libero.it/index.php/2008/04/23/pessima_pubblicita_per_il_citroen_jumper .

Quello che mi è balzato in mente è il parallelo tra i due canali di comunicazione (il blog e la pubblicità su autoveicoli): entrambi in grado di diffondere in tempi rapidi una informazione negativa.

Ma c’è un’altro aspetto che mi piace sottolineare: mentre nei blog è abbastanza facile incontrare una pubblicità negativa  su prodotti e servizi, quanta ne avete mai incontrata per strada sugli autoveicoli?

Il nostro Seth Godin parlerebbe di “mucca viola” ?

Oggi mi è arrivata l’ennesima email da parte dello Studio Cappello per iscrivermi ad uno dei corsi da loro indetti.

Come tutte le volte sono andato a vedere i contenuti del corso nel  sito http://www.wmrconsulting.it/corso-seo.ct-107.html e come tutte le volte cerco il prezzo senza trovarlo.

Mi piacerebbe conoscere quanti risultati si ottengono con l’oscultare i prezzi dei corsi, ma a me questo modo di operare infastidisce molto. La voglia di fare il corso si blocca e non leggo nemmeno il resto delle informazioni presenti nel sito.

E’ un vero peccato che venga gestito in questo modo e lo trovo anche controproducente per una società che desidera fare corsi di marketing.

Comunque prima o poi per migliorarmi qualche corso lo farò: ma presso chi?

 

L’altro giorno io ed un collega confrontavamo le nostre modalità di operare per ottimizzare i siti web dei nostri clienti.
Io spingevo ovviamente per la causa di rendere il sito una vera fonte e miniera di informazioni per l’argomento oggetto del sito stesso.
Pur dandomi ragione mi ha obiettato che il vero ostacolo sono gli uffici marketing delle società clienti che vogliono avere il pieno controllo dei testi presenti nei siti web spesso vanificando il lavoro di ottimizzazione.
Premetto che non mi è mai successo un caso del genere: mi sembra strano che gente che mastica marketing non sia in grado di capire le esigenze del web.
Voi avete esperienze simili?