Ecco un estratto dall’articolo dal titolo “Capitale umano, chi ci crede davvero?” della rivista “L’impresa” n.5 di maggio:

“….siamo arrivati al punto che se un’azienda deve diminuire il costo del lavoro che sopporta, non ha scelte deve delocalizzare. Anche perchè la parte di salario che è possibile defiscalizzare (dai ticket sostitutivi della mensa ai buoni spesa per il supermercato, tutto quello che va sotto il nome di welfare aziendale) è così modesta che praticamente serve a niente. Il che sembra chiudere, ancora prima di aprirlo, il ragionamento circa i bassi salari che i lavoratori italiani portano a casa a fine mese, perdenti rispetto ai cugini europei e inadeguati al costo della vita. Fattore che contribuisce non poco alla stagnazione dei consumi, in una spirale recessiva che non fa bene a nessuno,  nè ai singoli nè al paese nel suo insieme.
Ai tempi felici dell’IT,  le aziende avevano risolto il problema di garantire ai propri collaboratori stipendi netti degni di questo nome, senza con ciò aumentare a dismisura il lordo, grazie ad un abbondante ricorso alle partita IVA, molte delle quali nascondevano situazioni di lavoro dipendente bello e buono.
Il giochino è continuato anche dopo la fine della fase d’oro. con la differenza che l’obiettivo non era più mettere nelle tasche dei collaboratori qualche euro in più, anzi i compensi si abbassavano, ma semplicemente le aziende puntavano a risparmiare sui contributi.
Ora però le partita IVA non sono più tanto vantaggiose da quel punto di vista, il disegno di legge Fornero prevede un incremento annuo di un punto percentuale di qui al 2018 portando dall’attuale 27% al 33% (lo stesso del lavoro dipendente) i contributi per i soggetti che versano nella Gestione separata dell’INPS, tra cui appunto tutti professionisti a partita IVA che non appartengono a nessun Ordine professionale.
E soprattuttto, la riforma dà alle aziende un anno di tempo, per regolarizzare le situazioni farlocche, trasformandole in collaborazioni coordinate e continuative.
Con l’esclusione, è una delle tante modifiche che potrebbero essere apportate al disegno di legge, delle partita IVA ad alta qualificazione.
Così torniamo al punto di inizio; chi va a dire all’imprenditore friulano o veneto che deve rimanere in Italia, anzichè trasferire baracca e burattini in Croazia?”

Io aggiungerei “Chi va a dire all’imprenditore italiano dell’IT di non usufruire in remoto dell’attività di personale altamente skillato proveniente da paesi emergenti?

Anche oggi parliamo di query.
Nel caso odierno abbiamo due tabelle correlate attraverso alcune chiavi e vogliamo aggiornare i campi della tabella A con i dati presenti nella tabella B.

Dobbiamo distinguere nel caso si utilizzi un database MySQL oppure un database SQL Server.

Caso MySQL

UPDATE
tabellaA
INNER JOIN
tabellaB
ON
tabellaA.campo1 = tabellaB.campo1 AND
tabellaA.campo2 = tabellaB.campo2
SET
tabellaA.campoA = tabellaB.pinco,
tabellaA.campoB = tabellaB.pallo
WHERE
tabellaB.sempronio = 25

Caso SQL Server

UPDATE
tabellaA
SET
tabellaA.campoA = tabellaB.pinco,
tabellaA.campoB = tabellaB.pallo
FROM
tabellaA
INNER JOIN
tabella B
ON
tabellaA.campo1 = tabellaB.campo1 AND
tabellaA.campo2 = tabellaB.campo2
WHERE
tabellaB.sempronio = 25

Ovviamente le condizioni WHERE utilizzate in questi esempi sono modificabili secondo le esigenze contingenti.

Spesso capita di dover creare delle query SQL uscendo dai classici schemi standard che troviamo nei manuali, nelle guide o nei tutorial.

Mi è capitato recentemente di dover testare le condizioni presenti in alcuni campi di una tabella di un DB MySql e tramite una SELECT dover mostrare tali risultati.

Come prima possibilità ho pensato subito di utilizzare la struttura CASE che spesso ci fornisce la possibilità di introdurre test condizionali all’interno della query.

La classica struttura CASE ad esempio è la seguente

CASE
variabile
WHEN 5 THEN ‘pippo’
WHEN 6 THEN ‘pluto’
ELSE ‘paperino’
END AS risultato

dove in questo caso confrontiamo variabile con il valore 5, il valore 6 o altro restituendo la corrispettiva stringa come risultato.

Nel mio caso dovendo confrontare alcuni campi presenti nella tabella tra loro ho optato per una struttura CASE leggermente differente ma con la massima efficacia

SELECT DISTINCT
ID,
campo1,
campo2,
campo3,
CASE true
WHEN ( (campo1 = campo2) AND (campo2 = campo3) THEN ‘condizione1′
WHEN ( (campo1 campo2) AND (campo2 = campo3) THEN ‘condizione2′
WHEN ( (campo1 = campo2) AND (campo2 campo3) THEN ‘condizione3′
ELSE ‘condizione4′
END as risultato
FROM
nometabella

Sostituendo nella struttura CASE al posto della variabile la condizione booleana true il gioco è stato semplicissimo!

Vorrei semplicemente segnalarvi questo post sulla teoria della coda lunga.
Con gli esempi esposti risulta chiaro come nel web ogni azienda possa avere il proprio spazio su prodotti di nicchia se vi è una corretta strategia di fondo.

Attraverso il gruppo di Facebook “L’Italia che Innova” mi sono imbattuto in quest’analisi interessante sul blog di Giorgia Petrini autrice del libro omonimo L’Italia che innova 10 giovani leader 10 segreti del loro successo

L’obiettivo primario dell’uso della webanalytics è quello di verificare e monitorare l’efficacia degli sforzi che stiamo facendo attraverso le attività di posizionamento nei motori di ricerca, di web marketing,ecc.
Ovviamente tutto questo per capire se abbiamo realmente dei ritorni sui nostri investimenti di tempo e denaro.

Ci sono vari modi per verificare questo.
Uno dei più semplici consiste nel definire gli obiettivi nel nostro software di web analytics.

Per obiettivo possiamo definire un’azione che l’utente che visita il nostro sito compie raggiungendo una determinata pagina: ad esempio la pagina dei contatti , la pagina di download di una demo, la pagina di un form da compilare, ecc
Nel primo caso ogni volta che un utente raggiunge la pagina dei contatti incrementiamo gli obiettivi raggiunti nelle statistiche della webanalytics.

Ogni nostra strategia cercherà di migliorare il numero di obiettivi raggiunti. La webanalytics ci aiuterà a capire quali sono i comportamenti dei nostri visitatori e definire un’adeguata reazione nell’ottica di un miglioramento continuo.

Le varie piattaforme di web analytics offrono la possibilità di eseguire questo monitoraggio in modo differente.

Con Google Analytics è molto semplice: basta utilizzare i segmenti avanzati, selezionare la voce “visite con conversioni” e non resta che analizzare le pagine, le keyword, le sorgenti che generano un numero maggiore di conversioni.

Molto spesso mi chiedono amici e clienti come scegliere le giuste chiavi per creare traffico sul proprio sito web.
La risposta non è semplice ma con un po’ di fantasia, la conoscenza dei giusti tools disponibili in rete possiamo facilmente individuare quelle keywords che fanno al caso nostro.
Ho creato una piccola miniguida che dovrebbe aiutarci in questa ricerca. A causa della lunghezza ho diviso il filmato in più parti.
 

Si è svolta la scorsa settimana a Roma una riuscita conferenza organizzata da Google per le onlus per la tutela dei minori.

Nell’occasione Google ha promosso ed illustrato una serie di servizi gratuiti dedicati alle organizzazioni no profit.

Tra questi servizi, Google Grants, che tradotto in parole molto povere è Google Adwords con un bonus di 10000 dollari mensili gratuiti per ogni onlus in click sponsorizzati, ha focalizzato l’attenzione dei partecipanti.

Considerando che potenzialmente questa offerta è rivolta a circa 4000 onlus in Italia, possiamo facilmente intuire le cifre di cui stiamo parlando e di cui bigG è l’elargitore.

Una ghiotta occasione quindi per tutte le organizzazioni per raggiungere attraverso Google una buona visibilità.

Tutte le informazioni sono raggiungibili all’indirizzo www.google.it/grants.

In effetti in latino concorrenza significa correre insieme ma non penso che sia proprio uno dei desideri della Digitech quello di correre con i propri competitors soprattutto, ironia della sorte, all’interno del proprio sito aziendale.
Esplico meglio.
In questo giorni sto valutando di regalare un apparecchiatura elettronica per effetti voce.
Dopo una breve ricerca in internet ho iniziato a valutare attraverso i siti web delle case produttrici le singole apparecchiature.
Sono approdato in questo sito http://www.digitech.com/products/Vocalist/VocalistResources.php dove posso attraverso il filmato apprezzare le caratteristiche dell’oggetto.
Alla fine del filmato Youtube mi mostra una serie di altri filmati relativi a prodotti Digitech… però tra i vari filmati presenti ce n’è uno della concorrente TC Electronic.
Se lanciamo il filmato otterremo l’effetto di visionare il filmato del prodotto TC Electronic all’interno del sito Digitech.
Un grande risultato!!!

In passato in questo blog avevo espresso il desiderio di vedere in futuro sempre più persone lavorare senza dover necessariamente spostarsi giornalmente da casa in ufficio e ritorno.
I mezzi informatici per fare questo passo sono esistenti da tempo e l’azienda virtuale è solamente vincolata da convinzioni e abitudini radicate in noi.
Qualche anno fa mi sono anche occupato dello sviluppo di applicazioni intranet di gestione documentale, applicazioni di cui ancora vado fiero e che hanno velocizzato e semplificato enormemente il flusso del ciclo di approvazione e di diffusione delle informazioni e documenti.
Quindi è con enorme piacere che ho accettato una piccola collaborazione con Archivium società che sviluppa applicazioni e servizi tutte orientate a ridurre la carta dalla nostra vita e dai nostri uffici.
Le applicazioni in questione permettono agevolmente di eliminare dossier e archivi dai nostri uffici con notevoli riduzioni di costo della carta, dell’ affitto dei locali, delle pulizie e della gestione dell’archiviazione.
Ma Archivium oltre a soluzioni per la gestione documentale propone il servizio della conservazione sostitutiva a norma ovvero la possibilità di equiparare i documenti digitali ai documenti cartacei garantendoli ai fini fiscali e di legge.

aprile: 2014
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